Particolarmente attratti da questa terra da molti decantata abbiamo aderito al viaggio senza nulla sapere di piu’ di quanto man mano nelle settimane antecedenti la partenza ci venisse fornito da Gianmaria. Sinceramente incuriositi dalle varie foto e informazioni che puntualmente ci arrivavano dall’attentissimo Gianmaria ma senza immaginare, quanto mai ci saremo potuti aspettare, ci siamo avventurati in questo credo unico viaggio alla scoperta di una terra per noi sconosciuta. La sorpresa poi per la bellezza il fascino la varietà del paesaggio che di giorno in giorno, chilometro per chilometro variava e’ stato un crescere di emozioni difficile quasi da gestire emotivamente. Il merito dell’esito è stato, non esito a dirlo, del fantastico Rolando il quale ci ha accompagnati pazientemente assecondando, nei limiti possibili ogni nostra esigenza, per la perfetta programmazione e organizzazione, per la preparazione, conoscenza di questi luoghi, dettata dai quarant’anni di vissuto in Namibia e dall’amore che traspariva nelle informazioni e racconti di esperienza di Rolando per questa “unica” terra d’Africa. Ottimale dal nostro punto di vista la scelta dei lodge caratteristici e fedeli al contesto, perfetta la scelta dei tipici ristoranti con le loro pietanze locali, carne eccellente e verdura in ogni occasione per non parlare del superbo pesce, anche le scelte delle varie escursioni negli orari non frequentati dalla massa in modo da non trovare mai affollamento, l’abbiamo trovata molto attenta e professionale. Per i posti visitati si potrebbe scrivere un libro…. a Rolando non sfuggiva un animale da farci vedere anche durante i tragitti si fermava per farci notare i particolari della vegetazione che nonostante la siccita’, nella sua specie comunque, rigogliosa e varia, comodo e confortevole il nostro fuoristrada, con la possibilita’ di scoperchiarsi dall’alto per meglio permetterci le numerose fotografie. Ho parlato piu’ a lungo di Rolando in quanto presente fisicamente nel viaggio ma un grande ringraziamento anche a Nadia che sappiamo essere parte fondamentale di tutta l’organizzazione Namibiamoremio.com. Un affettuoso, grande abbraccio e ancora un sentito grazie a Rolando, Nadia e la meravigliosa Namibia che grazie a voi rimarra’ sempre nei nostri piu’ graditi ricordi di viaggio e scuola di vita. Anna e Roberto

Il mio viaggio in Namibia 27/10-5/11/2016) era desiderato e atteso da tempo, “combinazione” ha voluto che io incontrassi un gruppo meraviglioso che mi ha adottato e ogni compagno/a portava con se una caratteristica, uno molto rassicurante, l’altro galante, poi ancora c’era l’esigente, il sapiente, il generoso, la dinamica, la dolcissima e l’equilibrata, poi la nostra guida, Rolando, uomo determinato, preparato e paziente, sposato con Nadia, donna molto professionale, disponibile e attenta alle nostre esigenze. Grazie a tutti perche’ ognuno di voi mi ha trasmesso qualcosa che rimarra’ dentro di me. La Namibia, che io ho vissuto mi ha emozionato per i colori della terra arsa e provata, per gli infuocati tramonti, per la sua estensione, per i suoi popoli, per la vegetazione assetata e per gli animali viandanti e padroni di qui posti insostituibili…..insomma se la Namibia fosse un libro avrebbe questo titolo “INFINITE EMOZIONI!”….e le emozioni sono il vero sale della vita!

Jacaranda Tour 4 – 14 luglio 2016 – GOLDWING TOURISM

All’arrivo, a Windhoek conosciamo la nostra guida e conducente – Rolando – che con il passare dei giorni si rivelerà profondo conoscitore del territorio, della fauna, della flora e di tante particolarità che da soli non avremmo scoperto; inoltre “grande amicone” di viaggio. Viste e panorami grandiosi, paesaggi diversissimi tra loro: dall’arido sterrato al colorato Namib Desert con le sue dune e la “valle della morte”, dall’Oceano Atlantico con i suoi abitanti: otarie, leoni marini, delfini, fenicotteri rosa, gabbiani e pellicani e nuovamente al deserto che con alte dune finisce nell’oceano. Elettrizzante l’escursione con il catamarano (in compagnia di un pellicano e di una otaria a bordo) ed eccitanti le cavalcate in 4×4 sulle dune. Insolita e curiosa la visita di una tribu’ Himba e lungo la strada di donne Herrero con le loro graziose bamboline. Dopo aver partecipato a qualche safari in alcune riserve, dove abbiamo ammirato anche una leonessa, finalmente il Parco Etosha con i suoi animali. Dai piu’ ricercati: leoni, rinoceronti, a interi branchi di zebre, giraffe, elefanti, orici (simbolo della Namibia), springbok (simbolo del Sud Africa), facoceri, struzzi, kudu (spettacolari le corna del maschio), red hearthbeast, impala (il Mac Donald dei leoni), gnu, steembok, ed anche la iena, lo sciacallo e l’aquila. E che dire dei giaguari visti a Okonjima, oltre agli ormai soliti animali (giraffe, elefanti, ecc, ecc.). Tra i volatili bello il bucero ed i Blu Sterling. Qualche animale l’avro’ dimenticato ma quelli elencati li abbiamo visti tutti e che emozione…. Le strade percorse con panorami di acacie (con tantissimi nidi) e di mopane sono per la maggior parte sterrate, quindi tanta, tanta polvere, ma abbastanza agevoli da percorrere con la nostra Toyota Land Cruiser e l’esperta guida di Rolando. Diversi i mercatini del legno lungo il percorso e presso il Craft Center della capitale. Attenzione al freddo di primo mattino e al tramontare del sole per non parlare della notte. Insomma, il tour ci ha decisamente sorpreso: affascinante ed appagante. Giudizio Lodge utilizzati (scala da 1 a 6). INTU AFRIKA – ZEBRA LODGE: Posizione 3 – Struttura Lodge/Camere 4 – Ristorante 5 (con safari); HOODIA DESERT LODGE: Posizione 5 – Struttura Lodge/Camere 5 – Ristorante 5; VILLA MARGHERITA (Swakopmund): Posizione 4 – Struttura Lodge/Camere 4, Ristorante (solo colaz.) 5; CAMP KIPWE: Posizione 6 – Struttura Lodge/Camere 6 – Ristorante 5 (costruito intorno alle rocce; bellissimo panorama, unico nel suo genere, da provare. Con safari); RUSTIG TOKO LODGE: Posizione 3 – Struttura Lodge/Camere 2 – Ristorante 3 (adiacente al lodge villaggio tribù Himba, da visitare); OKAUKUEJO RESORT (Premier Waterhole Chalet): Posizione 6 – Struttura Lodge/Camere 5 – Ristorante (self-serv.) 3; (in prima fila con vista su una spettacolare pozza d’acqua dove dal tramonto si radunano zebre, elefanti, orici, springbok , ecc. compreso rinoceronti); ONGUMA TREE TOP CAMP: Posizione 5 – Struttura Lodge/Camere 6 – Ristorante 5 (Lodge spettacolare con solo 4 camere tendate e corpo centrale costruite su palafitte e con vista su una pozza d’acqua dove si abbeverano vari animali. Struttura unica nel suo genere, anche questo da provare.) OKONJIMA BUSH CAMP: Posizione 5 – Struttura Lodge/Camere 6 – Ristorante 6; (Spettacolare, bellissimo e lussuoso lodge con un ottimo servizio: senz’altro da non perdere. Safari alla ricerca del giaguaro e del leopardo.)

Siamo rientrati il 30 Maggio dal viaggio che per 18 giorni ci ha fatto vivere dentro ad un sogno, un sogno reso possibile anche dalla eccellente organizzazione della GOLDWING Tourism. A volte capita di essere un po’ dubbiosi sulla scelta del tour operator, specialmente se non abbiamo di fronte una persona fisica e decidiamo di scegliere un servizio sul WEB. A tale proposito posso dire che e’ stato meglio poter dialogare via e-mail con Nadia che andare in una agenzia di viaggio, sempre pronta e velocissima nelle risposte alle nostre domande con informazioni aggiornate in tempo reale di prima mano senza rimbalzi di telefonate. Il viaggio è stato emozionante, bellissimo,i lodge selezionati sono stati di prim’ordine, da farci rimanere a bocca aperta per la loro bellezza e per la location. Il mezzo utilizzato si è rivelato veramente utile, aveva il tetto sollevabile e durante la visita all’ Etosha potevamo alzarci in piedi, e chi fotografava poteva appoggiare i teleobiettivi sul bordo del tetto e scattare a 360°. Abbiamo visto turisti su Pullman e su piccoli Van con vetri semi-fissi e oscurati….ridicolo!!! Nei parchi non si può scendere dai mezzi! Abbiamo fatto un viaggio emozionante reso memorabile dal nostro driver/guida Rolando, un pozzo di conoscenza, esperienza,simpatia,allegria, sempre disponibile e attento alle nostre esigenze che ha reso leggeri anche i lunghi trasferimenti sulle strade sterrate di questo grande Paese. Un grande grazie a tutta l’organizzazione, soldi spesi bene e senza rimpianti. A chi leggesse queste righe per decidere per un futuro viaggio in Namibia dico solo una cosa: FIDATEVI senza alcuna riserva e non ve ne pentirete! Ciao Rolando un abbraccio a te e Nadia da: Catia, Daniela,Letizia (sempre l’ultima!),Rita, Ughetta, Maurizio ed Omer. Ciao LOLANDO! a BRODOOOO.

Honeymoon (Andre & Valentina) Giorno1: partiamo nel primo pomeriggio in una Malpensa fortunatamente deserta dove proviamo ad elemosinare aggratis senza successo una “Business Class Honeymoon free upgrade”. Scalo di 4 ore a Francoforte per ammirare le sue sgargianti varianti cromatiche che vanno dal grigio tenue al grigio parcheggio, body scanner di rito per paura che parcheggio dei Boeing nelle Twin Tower, perquisa della borsa della macchina fotografica in cerca di eventuali tracce di polvere da sparo per poi fare 11 ore fino a Windhoek.Fortunatamente posso vedere Mad Max Fury Road prima di dormire.

Giorno2:dopo una notte insonne in volo,atterriamo,controlli di rito e all’uscita ci viene a prendere un tedescone che ci porta al Lodge.Appena entrati chiediamo per poter fare il “Walking with cheetah” con cui scassavo i coglioni a tutti da mesi,ci da appuntamento dopo pranzo per spostarsi in questo grande recinto con 3 ghepardi.Entriamo con il ranger,facciamo qualche passo e li troviamo sotto un albero mentre si riparano dal sole..ci fa cenno di cominciare a camminare e subito loro si alzano per seguirci verso un albero un po’ più grande.E’ un’emozione immensa,a stento trattengo le lacrime mentre si sdraiano e mi siedo con loro e ci riempiono di fusa. Il pomeriggio prosegue con un tour per dare da mangiare delle carcasse agli altri animali della riserva tra cui i caracalla, gli wild dogs, i leopardi, i ghepardi visti prima e finalmente anche il leone, che e’ enorme e anche piuttosto incazzato mentre ruggisce continuamente. Li’ ho provato quella spiacevole sensazione dove tu sei la preda, che sei salvo solo grazie ad una rete metallica e che nonostante sia in una riserva, il leone conserva quella grinta e quella territorialita’ che lo rendono il re della savana.

Giorno3:la mattina alle 7:30 ci vengono a prendere per portarci in centro a Windhoek per ritirare l’Hilux cassonato bianco gelataio,un breve breafing su come si cambiano le gomme,come si mettono le ridotte,come si sgonfiano i pneumatici ad 1,5bar,ecc…e via,5 ore di strada sterrata tra bush e recinzioni a bordo strada,compreso un passo di montagna pavimentato con gli autobloccanti,fino ad arrivare a Solitaire,ridente cittadina di 4 case,per assaggiare la loro famosa torta di mele.Finita la pausa un’altra ora di macchina fino al campo tendato vicino a Soussuvlei. Cena a base di verdure e zebra. Giorno4:ci alziamo alle 4:30 per fare il giro in mongolfiera che viene annullato a causa del vento forte.Non ci conviene tornare a letto, quindi facciamo colazione e partiamo per il Deadvlei, ci vuole un’oretta circa per arrivare dai cancelli di entrata del parco. Sulla strada e’ possibile ammirare la duna45 per poi passare al paesaggio alieno della Deadvlei,con il suo fondo di sale, gli spettrali alberi morti, le dune e il cielo azzurro, peccato che sia nuvoloso. Sulla strada del ritorno troviamo due che si sono insabbiati con la jeep ma le guardie del parco sono scesi subito ad aiutarli. Proseguiamo verso Solitaire per fermarci al Moon Mountain Lodge,un bellissimo hotel tendato arrampicato sulla montagna raggiungibile solo con le ridotte.Ne approfittiamo per rilassarci in camera, fare la conoscenza della proprietaria e del suo odioso cane si merda Cesar per poi concludere la serata con una cena con vista a strapiombo sul bush. Ps: orrendo l’antipasto a base di lumache, pure’ e aglio.

Giorno5:sveglia presto e intera giornata passata in trasferimento verso Svakopmund. Per strada diamo un passaggio ad un disperato che cerca di andare in autostop a Walvis Bay,quante probabilità ci sono che sia uno che ci vuole derubare nel mezzo del deserto?Nessuna!Era un tizio di nome Philippus che lavora alla reception della farm da cui l’abbiamo raccolto e cercando un passaggio per andare a casa a prendere la macchina con cui ritornare indietro il giorno dopo,era anche piuttosto accaldato e abbiamo provveduto a rifocillarlo con the al limone,acqua e sigarette.Portato a destinazione il nostro ospite,Walvis Bay può essere definita un’incrocio tra Villasimius e Porto Torres poichè è entrambe le cose,la bellezza delle villette in riva al mare e la bruttezza di un porto pieno di containers;proseguiamo altri 30min lungo la costa e arriviamo a Svakopmund giusto per lasciare i bagagli in piccolo hotel stile inglese con tanto di prato verde e verande davanti ogni camera.Facciamo un giro in centro mentre tiriamo le 18 nell’attesa di Rolando e Nadia,che sono i proprietari dell’agenzia con cui abbiamo prenotato (www.namibiamoremio.com) per fare un’aperitivo sul lungomare e fare due parole.Concludiamo la sera al The Tug,ristorante ricavato dalla cabina di una vecchia nave, con una bella vista sul l’oceano con tanto di candele(l’elettricità era saltata).

Giorno6: torniamo a Walvis Bay per fare la crociera sull’oceano in cerca di leoni marini,delfini e balene.Vediamo poco e niente,in compenso la guida e il suo equipaggio sono veramente simpatici e ci intrattengono con i pellicani e i leoni marini che saltano sulla barca in cerca dei pesci che tiene nel secchio.torniamo a terra dopo un brindisi e delle freschissime ostriche appena pescate, ci sta aspettando Ben,la nostra prossima guida che ci porterà fino a Sandwich Harbour per vedere lo spettacolo delle dune che si affacciano sul mare.Partiamo a bordo di un Nissan Patrol modificato e percorriamo tutta la spiaggia tra carcasse di leoni marini,balene e un vento tagliente.Arrivati a destinazione ne approfittiamo per scalare la duna più vicina,dopodichè inizia il vero divertimento con Ben che si arrampica su queste dune alte 200metri per farci ammirare l’impagabile vista dall’alto delle dune che sembrano tuffarsi nell’oceano.Ritorniamo a casa e ci fermiamo in una pescheria/ristorante frequentata prevalentemente da locali per la cena.

Giorno7: altro trasferimento,questa volta fino a Tweflontein dove arriviamo nel primo pomeriggio,appena scesi abbiamo già un safari in cerca degli elefanti di fiume.Ci vengono a prendere con uno scomodissimo Mercedes Unimag progettato sotto la diretta supervisione di Hitler in persona,è un bisonte per il trasporto di truppe lungo almeno 6 metri riconvertito in mezzo per safari,grosso,in pessimo stato,il più venduto nei concessionari di Etiopia e Abissinia.Il viaggio è un’incubo di 4 ore,almeno riusciamo a vedere gli elefanti e concludiamo con un brindisi al tramonto con un fragolino.

Giorno8:appena svegli di nuovo in macchina per vedere le affascinanti incisioni rupestri di 5000anni vicino al lodge,dopodichè proseguiamo verso Palmag,una cittadina di lamiere dove ci fermiamo per fare benzina e dove ci disinfettano la macchina non so per quale motivo.un’altra ora di macchina e arriviamo all’orfanotrofio Himba che fondamentalmente è una schifezza,fortunatamente proprio accanto c’è una cheetah farm dove ci fermiamo giusto una mezz’ora per coccolare i ghepardi insieme al proprietario,che non ha voglia di fare niente.Proseguiamo altri 100km per arrivare al nostro lodge,dato che siamo a pezzi ci buttiamo diretti in piscina,una birretta veloce,la cena guardando il tramonto e via diretti in camera dove bisogna chiudere la porta in fretta,dei pipistrelli hanno fatto il nido nella tettoia di entrata.

Giorno9: la macchina non parte,la batteria è andata.Usiamo i cavi su quella supplementare e andiamo verso l’entrata ovest del parco Etosha ,lo percorriamo per intero fermandoci di tanto in tanto nelle numerose pozze per fotografare zebre,spingbox,elefanti,gnu e struzzi fino ad arrivare al nostro lodge dove passiamo il pomeriggio prima a farci un bagno nella vasca idromassaggio in camera e poi ci spostiamo alla pozza per fotografare altri animali.La sera partiamo per tre ore di Safari notturno, non vediamo niente per un’ora finchè ad una pozza troviamo 4 rinoceronti con un cucciolo, un leopardo e 4 leonesse che ruggiscono inseguendo delle zebre.

Giorno10: passiamo la mattinata in altre pozze,fino ad arrivare all’altro lodge.Pomeriggio in piscina (putrida)e serata alla pozza,il tutto rigorosamente senza corrente elettrica.Questa cosa ha generato il panico la sera a tavola,con orde di anziani lamentosi per il buffet scarno,per le bibite tiepide,per le carte di credito che non funzionano…la terza età,semplicemente il male!

Giorno11: giornata passata per trasferirci dall’Etosha a Windhoek per riconsegnare la macchina al noleggio,sulla strada ci fermiamo a mangiare in una panetteria tedesca e ci becchiamo la pioggia e una mini tempesta di sabbia.Passiamo la serata nell’ultima farm della namibia pieno di facoceri che vengono a brucare l’erba fresca delle fioriere.

Giorno12: trasferimento in Botswana passando da Johannesburg.Arriviamo all’aeroporto di Maun e ci vengono a prendere i responsabili del meraviglioso lodge tutto in legno vicino al fiume con annessa riserva di 200ettari piena di erbivori al pascolo ( una giraffa ci da il benvenuto). Ci rilassiamo in piscina visti i 43 gradi,qualche sigaretta sul patio e doccia esterna alla camera/tenda su palafitta. Al lodge conosciamo anche una tizia inglese fresca di università che si occupa di portare in giro i turisti a cavallo e che finita questa esperienza si sposterà in Malawi e poi in Kenya,altro che cercarmi lo stage appena finito il Politecnico.Concludiamo la giornata a cena con il manager del lodge.

Giorno13: torniamo all’aeroporto di Maun per prendere il volo interno verso il Delta dell’Okavango con un micro aereo a 18 posti per poi atterrare una pista di terra battuta nel mezzo del nulla.Ci attende una jeep che ci porta nel bellissimo campo tendato in riva al fiume dove un simpatico elefante viene a brucare un pò di erba vicino alla nostra tenda.Verso le 4 partiamo per un safari dove vediamo subito 5 leoni,un paio di leopardi,elefanti,antilopi,aquile e manguste;il tutto procede fino al tramonto dove prima ci fermiamo lungo il fiume per ammirare il tramonto sorseggiando birra, dopodichè torniamo al campo dove hanno preparato per tutti la cena sotto le stelle con tanto di falò e angolo aperitivi…veramente spettacolare!

Giorno 14: sveglia presto per fare una gita sul fiume a bordo di un mokoro,la tipica imbarcazione del Botswana, sicuramente rilassante anche se un pò noiosa per via del fatto che si sta in silenzio per due ore mentre l’unico rumore che si sente è lo scorrere dell’acqua. Poi due tuffi in piscina,pomeriggio safari,romantica cena a sorpresa in tenda al lume delle lampade a olio per concludere con altro safari notturno.

Giorno15: ennesima sveglia alle 5:30 per safari mattutino in cerca di animali e trasferimento a Kasane nel Chobe National Park in un lodge troppo turistico ,fortuna che abbiamo scimmie e facoceri che corrono nel prato vicino alla camera.Nel pomeriggio ci imbarchiamo sul battello per fare un safari sul Chobe River,dopo i primi minuti di navigazione dobbiamo tornare indietro poichè uno è stato punto da uno scorpione e va portato in ospedale.Riprendiamo la nostra crociera per avvistare ippopotami,coccodrilli e bufali fino a goderci il tramonto sul fiume.

Giorno16: altro safari al mattino,non abbiamo visto un gran che se non gli avvoltoi divorare una carcassa.La mattinata la passiamo con Pietro,quello che è stato punto ieri dallo scorpione;fortunatamente sta bene e parliamo del più e del meno scoprendo che è un gran viaggiatore,diabetico,che ha girato un sacco di paesi e ora è qui con Avventure nel Mondo pronto a fare 2 settimane in Botswana in tenda.Veramente una persona fuori dagli schemi.Pomeriggio altro safari sul fiume.

Giorno 17: nell’ultimo safari mattutino,partito sotto il diluvio e sotto i peggiori auspici,abbiamo avuto il culo di vedere un gruppo di leonesse con pargoli al seguito più due leonesse con una bufala appena uccisa con cui stavano banchettando.Al ritorno facciamo lo colazione con l’imbuto per partire verso lo Zimbabwe con pratiche burocratiche annesse ed arrivare a Victoria Falls,neanche il tempo di mettere piede in città che ci fiondiamo a sorvolare con l’elicottero le meravigliose cascate scariche d’acqua per via del periodo,ma non per questo meno affascinanti.Andiamo in albergo per lasciare le valige e mangiare un boccone al bar per poi andare a fare la crociera sullo Zambesi di cui ci pentiamo amaramente:una barca di italiani in jeans e camicia azzurra che parlano a voce alta ( perchè è risaputo che gli animali sono attratti dal rumore )che al primo coccodrillo visto hanno esclamato “ma non basta nemmeno per una borsetta” con grasse risate al seguito…Mussolini aveva ragione..

Giorno18: ultima della serie di sveglie presto per andare a fare la passeggiata con i leoni.Il pulmino passa a prenderci per portarci fuori città in un centro di riabilitazione di giovani leoni dove passeggiamo con loro armati di un solo bastone e di qualche consiglio,anche se sono docili come dei vitellini. Al ritorno,mentre Vale è in hotel,sono pronto per tuffarmi nella Piscina del Diavolo,quindi pullman,dogana in Zimbabwe,dogana in Zambia,pullman fino all’hotel sul fiume,barca a motore per raggiungere l’isola di Livingstone dove mi attende una guida con muta.Mi accompagna nuotando fino al bordo delle cascate per fare qualche foto e….niente,pensavo di avere paura e invece zero…anzi,pensavo che fosse chissà quale esperienza estrema guardando le foto e le recensioni di Tripadvisor…pazienza,torno indietro e raggiungo Vale per fare un giro alle cascate per qualche foto al tramonto.

Giorno18: ultima della serie di sveglie presto per andare a fare la passeggiata con i leoni.Il pulmino passa a prenderci per portarci fuori città in un centro di riabilitazione di giovani leoni dove passeggiamo con loro armati di un solo bastone e di qualche consiglio,anche se sono docili come dei vitellini. Al ritorno,mentre Vale è in hotel,sono pronto per tuffarmi nella Piscina del Diavolo,quindi pullman,dogana in Zimbabwe,dogana in Zambia,pullman fino all’hotel sul fiume,barca a motore per raggiungere l’isola di Livingstone dove mi attende una guida con muta.Mi accompagna nuotando fino al bordo delle cascate per fare qualche foto e….niente,pensavo di avere paura e invece zero…anzi,pensavo che fosse chissà quale esperienza estrema guardando le foto e le recensioni di Tripadvisor…pazienza,torno indietro e Incontro Vale alle Victoria Falls per fare un giro a piedi del parco e scattare le ultime foto. Cena al Boma dove abbiamo rispolverato l’antica maestria del suonare il bongo degno delle migliori manifestazioni in Sempione alle superiori. Piccola chicca: il coccodrillo sa di tonno, i vermi fanno cagare, il così detto “novel food” sdoganato dall’Expo fa schifo.

Giorno19: la fine..la tristezza…36 ore in ballo per tornare a casa, però una partitina a Street Fighter II sul volo per Abu Dhabi con annesso quasi shock anafilattico della Vale per una brioches alla mela…vuoi mettere?

Da qualche settimana sono rientrata dalla mia seconda esperienza”africana”:questa volta,oltre a tornare in Namibia ho voluto vedere anche situazioni/terre diverse,quindi avevo programmato tre giorni a Capetown,il Caprivi,il parco Chobe in Botswana,le Victoria Falls in Zimbabwe….Insomma,un bel giro concentrato in 15 giorni a macinare kilometri e…polvere.Sono rientrata contentissima!!!!Ovviamente l’organizzazione di Nadia e Rolando(sempre una guida fantastica!),scelta non casuale per ottima precedente esperienza, e’ stata ottima.Come mi aspettavo.Piacevolissima,poi,la loro accoglienza all’arrivo:definirli”ospitali”,come “vecchi” amici non rende…La scelta dei lodge/alberghi nelle diverse zone previste dal tour e’ stata davvero buona.L’aver visitato la scuola-orfanatrofio di Rundu e’ stata anche l’occasione di vedere il”buono”che in certe situazioni non immagineresti mai…(e meno male che c’e’!!).Inoltre ritrovarmi in questi immensi spazi di natura ancora incontaminata,con i loro silenzi ed i profumi(anche qualche puzza..!!),vedere tanti animali in quella loro”casa”dove TU sei OSPITE,mi ha ridato l’emozione di una vita con ritmi più…a misura di ogni essere vivente!Insomma,l’Africa continua a piacermi,la Namibia in particolare,nel suo essere terra di cosi’ forti contrasti.Ma anche Botswana e Zimbabwe,per quel po’ che ho potuto “vedere” meritano di essere visitati,magari con un po’ piu’ di tempo. Consigliatissimo vedere le Victoria Falls in elicottero: uno spettacolo!! E…Cape Town e’ proprio bella!! Quindi, anche questa volta ho avuto la vacanza che volevo e la Goldwing Tourism si e’ confermata all’altezza (anche nei..costi!!). Ed ho deciso di non fermarmi qui….C’e’ ancora tanto da vedere e.. vivere!!!!!

Un paese lontano e diverso: why not? Incontrare realta’ di vita alternative, persone e “personaggi” nuovi, etnie varie con le loro usanze: why not? Una natura ancora incontaminata, spazi immani conditi da un silenzio che ricrea e rilassa, animali di tutti i tipi nei quali ti “imbatti” come fosse la cosa piu’ normale.. Why not? Ero partita per la Namibia con queste premesse e non sono rimasta delusa. Vi ho trascorso 15 fantastici giorni, godendo appieno di cio’che il paese mi offriva. Anche la “compagnia umana”, casualmente scelta, e’ stata una. .scelta felice!!Goldwing operator si è rivelata un’ottima soluzione per visitare con tranquillità, ed un pizzico di avventura, questa terra. Rolando è stato una guida precisa ed attenta ad ogni esigenza del piccolo gruppo che eravamo (6 persone con lui), riuscendo, con le sue battute, ad alleggerire anche la più piccola difficoltà che poteva crearsi. Gli alloggi sono stati tutti buoni e confortevoli; nessun problema per il cibo. Insomma, sono tornata davvero contenta ed intendo tornarvi ancora, per “concludere” appieno la conoscenza di un posto così vasto da necessitare di più di un viaggio, per essere davvero apprezzato. Ovviamente con lo stesso tour operator locale, che consiglio caldamente, sia per i vari itinerari che propone (con guida o in self-drive, per tutti i gusti e per tutte le tasche) sia per la disponibilità e cortesia che dimostra Nadia (la vera maestra di tutto). Unico consiglio.. forse il periodo migliore da un punto di vista climatico è fine agosto / primi di settembre (giornate lunghe e non troppo calde, io sono stata ad ottobre, discretamente hot). BUON VIAGGIO!!!

Namibia 2013 (18/09-07/10) ovvero “La’ dove barriscono gli elefanti”. Quello che colpisce in Namibia e’ la varieta’ dei paesaggi. In questa terra perennemente arida, dove il deserto del Namib e’ il piu’ antico del mondo, la Natura si e’ sbizzarrita, prodigandosi in una profusione di forme e colori, cosi’ che ogni angolo e’ una sorpresa. Paradiso del naturalista, qui 134 specie di mammiferi selvatici si nutrono, marcano i territori e si riproducono; qui’ flora e fauna sopravvivono nonostante le condizioni durissime dovute alla siccita’. Paradiso del geologo, con la ricchezza di minerali e rocce, le viscere di questa terra sono le pagine di un libro aperto nelle quali leggere la storia geologica dell’intero pianeta. Paradiso dell’antropologo, la Namibia e’ un crogiolo di culture in cui convivono almeno undici gruppi etnici principali, i piu’ antichi della terra, e si parlano decine di lingue diverse. Qui’ si ripercorre il cammino dell’Umanita’. Da Windhoek al deserto del Namib. Per raggiungere la Namibia ci vogliono piu’ di 24 ore di viaggio. Cosi’, partiti da Venezia nel primo pomeriggio del 18 settembre, giungiamo a Windhoek nel pomeriggio del giorno dopo. Tre coppie, che scopriranno ben presto di essere affiatate e perfettamente in sintonia: Margherita e Antonio, io e Pierantonio, Vivian e Mirko. (19 sett) All’aeroporto di Windhoek ci accoglie la nostra guida, Rolando Meneguzzo, tour operator altamente professionale e insostituibile compagno di viaggio. L’aeroporto dista dalla citta’ 40 km, cosi’ abbiamo il tempo di osservare l’ambiente che ci circonda. Siamo a 1700 metri di altitudine, sul vasto altopiano che sconfina con il deserto sabbioso. Ma anche qui e’ gia’ deserto: pietre e sterpaglia. Gia’, perche’ non piove da un anno e mezzo e non c’e’ segno di verde. Sull’altopiano si ergono isolate montagne; la citta’ si disperde sulle alture. (20 sett) Sole sfolgorante e aria frizzantina mentre passeggiamo per le vie del centro. Windhoek non offre molto e ha un aspetto moderno. La sua storia e’ infatti recente, poco piu’ di un secolo. Negli ultimi trenta anni ha avuto uno sviluppo notevole, passando da 80.000 abitanti agli attuali piu’ di 400.000. Il Centro Artigianato e’ un’attrazione per il turista e in particolare la lavorazione delle pietre preziose. Stupenda la rara Tanzanite blu o viola. Inoltre le Meteoriti di Gibeon in Post St Mall, la Christuskirche, il Museo Nazionale. Ma la vera citta’ e’ a Katukura. Ci allontaniamo dal centro, oltrepassiamo la zona industriale e ci inoltriamo tra le basse case che poi diventano baracche di lamiera: un’enorme baraccopoli che si dilata sulle colline. Manca l’acqua e la corrente elettrica, eppure c’e’ un ordine inusuale e non manca il sorriso sulle labbra della gente. Nonostante la maggioranza della popolazione della Namibia viva in poverta’, la capacita’ di sorridere non e’ mai andata perduta. Lasciamo la citta’ e ci spostiamo verso nord, verso Okapuka Ranch, riserva privata dove vivono in liberta’ animali di ogni tipo. Intorno allo stagno al limitare del lodge facoceri e gnu brucano indisturbati; un grosso coccodrillo sonnecchia nel fango. Vicino, le carcasse delle sue prede. Un breve safari per visitare l’area. Vi vivono varie razze di antilopi: l’Alcelafo dal manto bruno o rossiccio e dalle corna contorte; l’Impala, animale gregario con grande capacita’ riproduttiva, dove le femmine vivono in grandi harem posseduti dai maschi dominanti, mentre i subordinati fanno gruppo a se’; lo SpringBok dall’aspetto simile ad una gazzella. E’ un’antilope nomade dall’agile salto. Poi gnu regali, eleganti Orici dalle lunghe corna, giraffe e struzzi. Infine Rinoceronti Bianchi, rari in questa parte di Africa. L’animale piu’ diffuso e’ pero’ il Facocero. Lo si trova ovunque; scava profonde buche nel terreno, e’ erbivoro ed e’ dotato di lunghe zanne che gli conferiscono l’aspetto preistorico. A sera, mentre tutti insieme godiamo della cena conviviale, attraverso le vetrate come in un film, osserviamo gli animali che si avvicinano a mangiare l’erba verde del prato e abbeverarsi alla fontana, illuminati dalla luce della luna piena e sotto una volta stellata che fa da tetto a questo palcoscenico. (21 sett) Un forte e gelido vento da est si e’ abbattuto per tutta la notte sull’altopiano; ha staccato i grossi semi a forma di lobo dell’Acacia Erioloba dalle lunghe spine e dai fiori gialli simili alla mimosa e ora giacciono sul prato. Ci dirigiamo verso sud-ovest, verso il deserto e verso il mare. Il paesaggio che attraversiamo e’ l’esempio dell’avanzare della desertificazione. Sono le brulle montagne dell’Hakos. Giungiamo a Rehoboth, a 85 km da Windhoek. E’ abitata dai Baster, gruppo etnico meticcio, frutto dell’incrocio tra i bianchi ed etnie locali. Abbandoniamo l’asfalto per la strada sterrata che si inoltra in una distesa sconfinata, regno del silenzio. Un sottile velo di sabbia rossa, frutto dell’erosione continua, ricopre il terreno. Man mano che procediamo verso il Namib la vegetazione diventa sempre piu’ bassa e rarefatta e sulle acacie compaiono i nidi condominio, associazione di nidi opera dei tessitori sociali, passeri comuni. Con l’aspetto di un grande tetto di paglia, sono un intreccio di erbe e pagliuzze. Ogni filo e’ un volo; ogni buco e’ un nido, ogni nido e’ una coppia di uccellini. Le alture ondulate, formate dall’accumulo dei detriti portati dal vento, arenarie e graniti, hanno l’aspetto di dune aranciate. In un continuo saliscendi, immersi in questa tavolozza, raggiungiamo a 1650m il passo Spreetshoogte spazzato dal vento. Da qui la vista e’ spettacolare: e’ la visione aerea del Namib con le sue creste, le sue ferite, le sue distese infinite. L’emozione e’ inevitabile. Una vertiginosa discesa di 600m ed eccoci arrivati nel “Nulla”. Il Namib Piano piano la vita del deserto si svela ai nostri occhi. L’Orice e’ il simbolo della Namibia. Ha lunghe corna, sottili nella femmina, piu’ corte e grosse nel maschio. E’ ben adattato a questa aridita’ e alle alte temperature. Il raffreddamento del cervello e’ infatti reso possibile dalle ampie cavita’ nasali e trattiene l’acqua concentrando urina e feci. Anche lo struzzo e’ una presenza usuale in questo ambiente: la femmina dal piumaggio marrone, il maschio nero. Anche il Kori Baster e’ un grosso volatile dal collo lungo; e’ poco propenso al volo, cosi’ corre ben mimetizzato tra sassi e sabbia. Solitaire, famoso per la torta di mele, e’ un punto di sosta e di ristoro ed e’ un brulicare di vita. Le poche case sono circondate da stormi di passeri e corvi; Glossy Starling dal manto irridescente nero cangiante blu svolazzano sulle acacie e gli scoiattoli del deserto scavano le loro tane nella sabbia. La terra che stiamo attraversando emerse dai mari 2 miliardi di anni fa. L’antico deserto che si estende parallelamente alla costa atlantica e che e’ un susseguirsi di km di sabbia e rocce, con una varieta’ di paesaggi sempre estremi, ha dune fossili di arenaria compatta che risalgono a 140.000 mila anni fa e rocce nere di basalto che rivelano un’antica attivita’ vulcanica. Giungiamo al Hoodia Lodge sotto la montagna al limitare del pianoro sassoso. Una breve corsa in macchina e poi sull’altura a dominare lo splendido tramonto sorseggiando vino bianco e mangiando frutta secca e salame di orice. Dalle rocce spunta la sagoma chiara della Moringa Ovaliforme, quasi un fantasma in questa esplosione di rossi. Il vento soffia terribile mentre ci infiliamo sotto il piumino nel letto riscaldato dalla borsa dell’acqua calda. Il cielo e’ pero’ terso come un cristallo, rischiarato dalla luna e dalle stelle. (22 sett) Il vento ci ha accompagnato tutta la notte, ma i primi raggi dell’alba hanno rivelato il cielo di cristallo e un nitore di forme e colori; le montagne, le loro cime aranciate. Per raggiungere Sossusvlei, la cui porta di accesso e’ Sesriem, che vuol dire “sei cinghie”, percorriamo 75km. Le dune, che coprono un’area di 32.000 kmq, sono tra le piu’ antiche del mondo, formatesi milioni di anni fa con la sabbia di origine fluviale trasportata dal fiume Orange fino al mare, poi depositata sulla costa dalla corrente del Benguela e modellata dalla diversa direzione dei venti, tanto da assumere la forma a stella. La composizione in silice e ossido di ferro conferisce alla sabbia il meraviglioso color rosso, punteggiato dai frammenti di mica. Quando piove, Sossusvlei diventa un’enorme pozza di acqua effimera dove sostano i pellicani. Oltrepassata l’entrata del parco, la stada procede in valle tra le dune. Un fiume sotterraneo l’attraversa; la sua presenza e’ data dal canyon scavato e dagli alberi ad alto fusto che rivelano l’acqua. Sotto i raggi del sole sempre piu’ alto all’orizzonte, le dune si vanno via via modellando ai nostri occhi, se ne evidenziano i colori e le forme, mentre le ombre ne sottolineano le sinuosita’. Il vento le pettina e dalle creste alza fumi aranciati. Ma la sabbia e’ pesante per il ferro e la mica e ne frena l’azione, cosi’ le forme si modellano lentamente o si compattano, trasformandosi nelle dune fossili. Raggiungiamo la duna 45, la piu’ battuta dal turismo. Il vento forte sferza mentre cerchiamo di arrampicarci sulla sommita’; la sabbia brucia il volto e oscura la vista. Procediamo a testa china e infine rinunciamo. Ma la’ dove e’ riparato dal vento, il sole e’ caldo e rassicurante. Un cartello ci dice che Sossusvlei dista ormai 5km. La strada lascia il posto alla pista sabbiosa: e’ il letto del fiume costellato di acacie erioloba. Sobbalzando nella sabbia, raggiungiamo il Big Daddy, “montagna” di sabbia alta 400 m; di fronte la Big Mama. Un gufo sul ramo ci da il benvenuto all’inizio del sentiero che porta alla Valle Morta. Sulla sabbia rossa c’e’ il verde tenue della !nara, i cui frutti pieni di acqua consentono la sopravvivenza agli animali. Una breve salita; al dila’ della duna si apre una conca bianca dalla quale si innalzano sagome di alberi scheletriti. Era un antico lago formato dall’antico fiume. Bloccata dalle dune, l’acqua e’ evaporata e il lago e’ andato lentamente prosciugandosi, portando a morte ogni forma di vita. Il fondale solidificato e’ un grande cretto a forme esagonali, quasi un “selciato dei giganti”. Il posto ha un fascino indescrivibile. Emozione e’ il biancore che sfavilla tra le dune, emozione sono le lucertoline e i Toktokkie nella sabbia; emozione e’ un brindisi di fronte a tanta magnificenza. Un canyon lungo 1km e’ quanto l’antico fiume ha lasciato, testimonianza della sua opera nel corso del tempo. Sabbia e ciottoli trascinati dall’impeto delle sue acque e depositati ce ne descrivono la portata e il lento, progressivo inaridimento. Ora rimane le gola scavata dal fiume Tsauchab, e i suoi abitanti: pesci gatto nelle pozze, babbuini, uccelli e anche le vipere. La Costa Atlantica (23 sett) Lasciamo il deserto e ci spostiamo verso la costa. Oltrepassato il Tropico del Capricorno, ci dirigiamo verso il Canyon scavato dal fiume Gaub con la strada che sembra scendere nelle viscere della terra, per poi continuare attraverso un paesaggio assolutamente lunare, arido e privo di vita, dove i sedimenti stratificati, dolerite e quarzi, creano fossati che si allungano come spine dorsali di dinosauri. Oltrepassiamo il passo di Kuiseb, in cui il canyon scavato dal fiume e’ un fenomenale spettacolo geologico e raggiungiamo il punto panoramico di Carp Clif (?) con vista mozzafiato sulla valle. Il pianoro che segue senza confini e’ l’habitat della Zebra di montagna; anche l’Orice e’ sempre presente. Pietre nere denotano una passata attivita’ vulacanica. E’ Dolerite altamente ferrosa. A Swakopmund siamo sulla costa. Ma prima una sosta per osservare la famosa Wewitschia Mirabilis, pianta fossile appartenente alle conifere, la cui esistenza puo’ durare piu’ di mille anni. (24 sett) Swakopmund ha l’aria di un’asettica cittadina europea (museo del cristallo) e non ha nulla di africano, a differenza di Walvis Bay, il cui centro e’ preceduto dalle baraccopoli dove vive la gente di colore. Walvis Bay e’ uno splendido porto naturale, riparato dalle onde impetuose dell’oceano da una lingua di sabbia che si chiama Pellican Point e che e’ un pullulare di vita. Vi vivono, infatti, fenicotteri rosa dalle lunghe zampe, cormorani, pellicani dal volo radente e un numero incommensurabile di Otarie. La citta’ e’ famosa per la lavorazione del pesce, per il taglio dei diamanti ed e’ un’attrazione turistica. L’aria e’ fredda e carica di umidita’ quando saliamo sul catamarano per l’escurzione nella baia. Invogliata dall’offerta di cibo, un’otaria sale insieme a noi, i cormorani reclamano sulle spalle del comandante e persino un pellicano cerca cibo. La barca si avvicina al cordone sabbioso; si scorgono le otarie che qui vengono a partorire e sostano tre mesi, con i loro piccoli dal manto scuro, giocherelloni in acqua, sonnacchiosi a terra. I grossi maschi si aggirano trascinandosi goffamente. In mare nuotano i delfini dal ventre bianco. Piccoli, vivaci, saltano a gruppi davanti a noi, stupendoci ogni volta. L’acqua e’ fredda, non raggiunge gli 8 gradi, ma e’ ricca di plancton proveniente dall’Antartide portato dalla corrente fredda del Benguela, la cui influenza sul clima permette la vita al limitrofo deserto. Gli allevamenti di ostriche trovano qui l’habitat ideale. Ostriche e champagne sul ponte della nave, mentre il vento freddo ci taglia il viso e il cielo si rannuvola sempre piu’. Lampi all’orizzonte quando saliamo sul 4×4 alla scoperta delle dune fino a Sandwich Harbour. Al limitare della baia, gli stagni salmastri ospitano una quantita’ incredibile di fenicotteri rosa e fenicotteri minori che fluttuano insieme, filtrando l’acqua e nutrendosi di alghe e piccoli molluschi. Piu’ in la’ le saline che producono il 90% del sale dell’Africa meridionale. Stiamo attraversando il delta del fiume Kuiseb, che copre un’area di 45.000 ha, attualmente in secca. Piccole dune orientate verso il mare rivelano il verso della corrente, i ciuffi di !nara sono una preziosa riserva di acqua e la salmastra Dollar Bush e’ cibo per lo springbok. Al dila’ del delta compare il gioco delle dune modellate dal vento. La macchina corre veloce, sale e piroetta sulle alture, si cimenta in vertiginose discese e si ferma la’ dove lo sguardo spazia dove l’onda lambisce il deserto che si spinge in mare. A Sandwich Harbour, remota destinazione raggiungibile solo con il fuoristrada, il muro di sabbia avvolge ad anfiteatro la baia, dove il mare spumeggia minaccioso. Damaraland (25 sett) Piove su Swakopmund quando imbocchiamo la Skeleton Kost road. La lunga strada costeggia questo mare impervio e burrascoso che provoco’ tanti naufragi, i cui relitti giacciono ancora sulle dune. Il paesaggio e’ piatto e uniforme, ravvivato solo da distese di licheni. Abbandonata la costa, procediamo nell’arida regione dell’Erongo, con all’orizzonte la sagoma nera del Brandeberg alto 2573m, per poi passare nel Damaraland, che inizia a Uis. E’ terra dei Damara, popolazione endemica della Namibia insieme ai Boscimani San e ai Nama. Posto di miniere, ha un fascino strano: per la strada tante “mamy” colorate, venditori di minerali, donne Herrero e Himba. Alte e slanciate le prime, nei loro vestitoni sgargianti; nude e ricoperte di terra rossa e burro, le seconde. Tutte con la pelle di velluto e gli occhi neri come tizzoni e grandi come quelli delle gazzelle. Vendono lungo la strada deliziose bamboline di stoffa. Dopo il fiume Ugab il paesaggio cambia e nelle alture pietrose compare la pianta di Mopane, risorsa preziosa. Gli infusi delle sue foglie hanno poteri medicamentosi, il legno e’ un ottimo combustibile e i bruchi fuoriusciti a primavera dalle uova deposte da una farfalla, sono una insostituibile fonte di proteine. Il Twyfelfontein lodge dove alloggiamo e’ circondato da una parete di arenaria rossa datata 500 milioni di anni fa e abitata dalle procavie capensis, geneticamente imparentate con gli elefanti. E’ in vicinanza del fiume Aba-Huab, dove vivono gli elefanti di fiume, razza rara adattatisi a vivere lungo i guadi dai quali sanno trarre acqua anche se in secca. La fiutano e scavano nella sabbia con le larghe zampe adattate ai terreni sabbiosi. Li raggiungiamo con il fuoristrada, tra salti e scossoni, seguendo le orme e gli escrementi. Nelle vicinanze di un pozzo il gruppo compare, le femmine con i loro piccoli, una lunga fila indiana che avanza dondolando lentamente; aiutandosi con la proboscide, raggiungono i rami piu’ alti di cui si nutrono, mentre i piccoli succhiano il latte. (26 sett) Twyfelfontein e’ una delle piu’ estese gallerie di arte rupestre del continente africano: vi sono state infatti scoperte piu’ di 2500 incisioni risalenti a un periodo anteriore a 6000 anni fa, agli albori dell’eta’ della pietra. Un percorso che sale tra le rocce su per la montagna abitata da babbuini, ci consente di osservarne alcune. La pietra del Kudu Danzante era un pool di informazioni per i boscimani cacciatori. Struzzi, impronte di giraffe e elefanti indicavano la via dei branchi; gli scorpioni, il pericolo nascosto tra le rocce; il kudu danzante, la presenza dell’acqua, mentre i cerchi rappresentavano i pozzi. Nella grotta piu’ in alto troviamo rappresentati mirabilmente struzzi, giraffe, gnu e un orice. Si tratta delle incisioni piu’ antiche, mentre i dipinti successivi antropomorfi, ottenuti con sangue, uovo e cenere di osso, risalgono a un periodo piu’ recente, 1500 – 2000 anni fa. Vi sono rappresentati uomini con l’arco o seduti; cio’ fa pensare a un luogo sacro, propiziatorio per la caccia. Significativa la rappresentazione di animali decapitati, ai quali si tagliava la testa per allontanare il sangue carico di veleno contenuto nelle frecce. Una serie di cerchi era una mappa delle pozze o dell’acqua sorgiva. La Burnt Mountain, a pochi km di distanza, e’ una distesa di scorie vulcaniche. Sotto, un piccolo canyon dove si innalzano strutture colonnari di Dolerite. La terra degli Himba Procediamo verso nord attraversando le montagne del Damaraland e percorrendo un altopiano a 1050m disseminato di piante di Euforbia Damarana il cui lattice e’ mortale per l’uomo. Oltre agli alberi di mopane, e’ presente la Boscia Albitrunca o albero del pastore e la spinosa Pachypodium Lealii, nonche’ l’albero faretra, splendido rappresentante dell’aridita’ e l’albero bottiglia. Paradiso della Wildlife, giraffe, babbuini, orici si muovono indisturbati. Entriamo nel Kaokoland, terra degli Herero e degli Himba percorrendo una stretta gola. Sulle pendici sassose la Commiphora Glaucenscens erge i suoi rami gialli e scheletriti. Sostiamo di fronte a centenari baobab, pante succulenti che possono raggiungere 1000 anni di eta’. Il tronco gigantesco e’ la fusione di tanti alberi figli, cosi’ da ottenere circonferenze stupefacenti. Giungiamo a Opuwo, agglomerato polveroso, ultimo baluardo durante la guerra contro l’Angola. E’ il punto ideale per incontrare le etnie che gravitano in questa zona. Le donne Himba con i loro piccoli sono a seno nudo, vestono una corta gonna di pelle e hanno il corpo ricoperto di ocra impastata con il grasso. Gli uomini, come nella tradizione pastorale, hanno il bastone e indossano un gonnellino azzurro; non mancano quelli con il macete. Le donne Herero esibiscono coreografici vestiti stile vittoriano, retaggio coloniale, e il caratteristico copricapo a due corna a ricordare la loro vita di pastori. L’ampia gonna e’ sorretta da ben 6 sottogonne. Sono presenti anche i Demba, provenienti dall’Angola: donne minute, coperte di perline, i cui capelli sono raccolti sulla fronte. Il mercato e’ il punto dove le etnie si incontrano e dove e’ possibile osservarle. A Opuwo ricopre una discreta area. Mentre vi camminiamo alla ricerca di immagini, si avverte un acre odore di alcool; a sera molti saranno ubriachi. (27 sett) La maggior parte degli Herero vive fra la palude dell’Etosha Pan e il fiume Cubango in Angola. Un tempo erano i piu’ ricchi allevatori bantu. Gli Himba ne sono un sottogruppo che ha conservato intatti leggi e costumi tribali. Con la guida Himba Qeen Elisabeth ne visitiamo un villaggio: un gruppo di capanne di sterco e fango. Entriamo in una di esse. C’e’ un fuoco all’interno, una neonata che dorme, una donna che si ricopre il corpo di ocra e burro e si profuma con il fumo di erbe aromatiche. Fuori le attivita’ del villaggio: chi costruisce monili, chi prepara la polenta di mais bianco, chi provvede alla toiletta di una ragazzina pulendo i suoi capelli con la cenere. Ci sono solo le donne, perche’ gli uomini sono via con le mandrie a cercare pascoli in questo periodo di siccita’. Solo qualche ragazzo. Ha il ciuffo rivolto all’indietro a differenza delle femmine, i cui capelli sono pettinati a formare un ciuffo spiovente in avanti. Al centro del villaggio c’e’ la capanna del capo che custodisce il recinto delle pecore e il fuoco sacro. In disparte, i granai sopraelevati. Parco Etosha Lasciamo Opuwo direzione Kamanjab al limitare del parco Etosha. Lungo la strada termitai monumentali e nella savana alberi di Siringa ricoperti di fiori rosa. Il Rustig Toko lodge dove pernottiamo e’ un’oasi di fiori al limitare del brullo ed e’ un paradiso per buceri, faraone, tortore africane. (28 sett) Si legge che il Parco Etosha sia una delle aree protette piu’ grandi del mondo. In effetti sembra non avere confini e con le sue 32 pozze, dove poter osservare gli animali piu’ disparati all’abbeveraggio, rappresenta una esperienza insostituibile. Al centro dell’area c’e’ il Pan, la grande distesa salina che occupa la depressione lasciata da un ghiacciaio. Per il resto, savana e bush inaridito dalla siccita’. Vi entriamo dal Galton Gate loc. Otjovasondu e lo attraversiamo tutto. Subito ci colpiscono le orme di elefanti, che ci introducono nella realta’ che stiamo vivendo. Ben presto i primi animali: Impala dal muso nero, la cui femmina priva di corna ha una striscia nera sul muso; spingbok; zebre di pianura dalle strisce anche nel ventre; kori Bustard, l’uccello piu’ pesante d’Africa, dal volo goffo e Kudu. Alla prima pozza, poi, gli animali sono a branchi: Steembok e giraffe, tante giraffe e poi via, di pozza in pozza a osservare stupefatti i branchi di gnu e quelli di elefanti e di zebre fino a che il sole implacabile di mezzogiorno non arresta questa corsa verso l’acqua e gli animali immobili si stringono a gruppi all’ombra dei cespugli. Ma nel pomeriggio tutto riprende. La pozza in direzione Halali e’ un pullulare di vita. Chi comanda sono gli elefanti e sembra esserci una gerarchia tra gli animali: Quando e’ il suo turno, anche il rinoceronte bianco beve e poi si allontana, attraversando lentamente la strada. Piu’ in la’, una inaspettata sorpresa: un grosso leone sonnecchia pigro con il suo harem: quattro femmine. Ormai siamo vicini al tramonto e sulla via del ritorno, quando un gruppo di iene sbuca con fare circospetto e attraversa la strada di fronte a noi. Infine una leonessa in assetto di caccia attenta con scatto felino a un orice, ma lo manca. La ritroveremo l’indomani mattina con le fauci sporche di sangue e con due cuccioli che ha provveduto a sfamare durante la notte. Anche il lodge dove sostiamo, l’Okaukuejo, e’ una piacevole sorpresa: nella pozza al limitare, illuminata dai fari, e’ possibile osservare il continuo sopraggiungere all’abbeveraggio: elefanti, giraffe, rinoceronte e persino sciacalli. (29 sett) Nelle prime luci del mattino, la striscia bianca del Pan brilla al sole. Gli animali sono gia’ in attivita’. Branchi di springbok si muovono con fare aggraziato tra i ciuffi inariditi di vegetazione. La strada costeggia la grande depressione del lago; interminabili branchi di gnu e zebre pascolano insieme e schierati come sono sull’argine, sembrano un esercito in attesa. Le immagini si susseguono: elefanti, antilopi di ogni tipo, rapaci, voli di aquila pescatrice. Nell’ultima pozza l’acqua e’ chiara e limpida. Vi spicca la spatola, uccello filtratore, e l’Elan, la piu’ grande antilope d’Africa, il cui maschio puo’ superare i 900kg di peso. Ormai il sole si avvicina allo zenit e gli animali si nascondono sotto le piante. Con questa ultima immagine negli occhi, usciamo dal parco. Kavango Proseguiamo verso est. Ci fermiamo a Tsumeb, citta’ mineraria, e poi a Grootfontein a vedere la meteorite di Hoba, la piu’ grande del mondo. Attraversiamo un territorio collinare ricoperto di bassi cespugli ai quali la siccita’ impedisce di germogliare e arriviamo al Fiume Lodge, una radura nel bush. Le bestie vengono ad ebbeverarsi alla pozza. Sembra di essere in un racconto di Hamingway. (30 sett) Questa e’ la terra dei Boscimani. Vivono in piccoli gruppi, composti raramente da piu’ di 20 persone; conducono tuttora una vita primitiva, vivono di caccia, attualmente proibita in Namibia, e di raccolta. Gli uomini uccidono la selvaggina con una tecnologia elementare. Cacciano con archi e frecce di osso o di metallo avvelenate e con trappole e tagliole che costruiscono ingegnosamente. Le donne si dedicano alla raccolta di vegetali selvatici e commestibili. I loro accampamenti sono temporanei. Sono piccoli ed esili, con la pelle levigata e dorata che richiama il colore della sabbia, le natiche e le gambe compatte sono atte alla corsa. Hanno il naso piccolo e schiacciato, zigomi alti e gli occhi a mandorla. Le donne sono a seno scoperto e gli uomini indossano un perizoma. Raggiungiamo un villaggio boscimane percorrendo 74km di sterrato e 5 di tracciato nella sabbia. Il villaggio e’ nascosto nel bush: si chiama Ju Hoansi San. Lo precede un piccolo shop che espone i loro fantasiosi monili a base di semi e uova di struzzo. Da quando lo Stato ha proibito la caccia, si guadagnano di che vivere vendendo i loro manufatti e intrattenendo i turisti, mostrando loro come si puo’ spravvivere in condizioni estreme. L’anziano cacciatore ci parla della caccia e ci mostra le frecce contenute nella faretra ottenuta con un ramo di Aloe Dicotoma; li c’e’ anche la cannuccia per aspirare l’acqua dal tronco delle piante durante la lontananza dal villaggio e l’inseparabile ascia che all’occorrenza e’ anche pipa. Il veleno fatale per la preda viene estratto dall’Euforbia Damarana o dalla larva di un coleottero che nella stagione delle piogge si sviluppa alla base dei cespugli di terminalia, sulle cui foglie vengono deposte le uova. La corda dell’arco, fatta con foglie di palme intrecciate, servira’ anche per costruire le ingegnose trappole per le faraone, cibo per il villaggio, ma anche per il cacciatore durante la lunga assenza. Un ramo di Manghetti per fabbricare l’arco, due per ottenere il fuoco strofinando. Alle donne e’ affidato non solo il compito di raccogliere bacche e radici, ma anche piante medicamentose: lo Snaik bush per tutti i mali, il Kiat per i problemi respiratori, la Canfora come antireumatico. Canti e danze concludono al nostra visita. Caprivi e Parco Mamili La strada che porta a Rundu e’ dritta all’infinito. Lungo la strada, giacarande fiorite e palme di Makalani, i cui frutti intagliati diventano monili. Ci fermiamo a Mururani e visitiamo l’orfanotrofio che ospita 350 ragazzi dai 7 ai 18 anni, sorto per una donazione dei Cavalieri di Malta. Quindi entriamo nella regione del Kavango. Villaggi di capanne si affacciano sulla strada, figurine colorate accoccolate sui bordi, odore di Africa nell’aria, grandi alberi di Marula e ficus. Rundu e’ sul fiume Okavango che segna il confine con l’Angola. Nasce in centro Africa, forma un grande delta e va a morire nel deserto del Kalahari. Il nostro lodge, Hakusembe Lodge, e’ sul fiume. A sera, lontano dalla citta’, la volta celeste rivela tutte le sue stelle. (1 ott) Rundu e’ la citta’ piu’ grande e piu’ povera del Kavango. Non ha identita’, se non quella di essere Africa Nera, e un commercio uniformemente diffuso. Attraversiamo le bidonville e visitiamo l’Asilo Ballini, che offre scuola e cibo ai bambini del quartiere. In nostro onore i bambini cantano in italiano. La strada prosegue diritta verso il Botswana. E’ la regione dei fiumi, cosi’ nei villaggi si lavora la cannuccia e se ne fanno fasci utilizzati per costruire tetti e recinzioni. L’Okavango e’ una striscia blu che corre verso il deserto dove andra’ a morire. Il Nunda lodge e’ sul fiume, e’ un’oasi di fiori. Nell’acqua, le donne, immerse fino alla cintola, camminano distribuendo le reti per la pesca. Entriamo nel Caprivi, attraversato dal fiume Kwando e territorio dei Caprivian. Qui le capanne, circondate da un’alta staccionata, sembrano fortini. A Kongola abbandoniamo l’asfalto e imbocchiamo la strada sterrata in direzione sud fino a Sangwali. Come un preistorico villaggio fortificato, le capanne sono protette dall’alto recinto di canne e pali; nelle vicinanze scorre il canale dove i ragazzi si divertono tuffandosi. Lo oltrepassiamo a guado. Da questo momento in poi la macchina procede su un sentiero spesso sabbioso, sempre sconnesso e tra balzi e sobbalzi, si addentra nella foresta. Siamo nell’area umida alimentata dal fiume Kwando. Gli specchi d’acqua si alternano a marcite ricoperte di canne palustri e alberi ad alto fusto, le cui corteccie martoriate rivelano il passaggio degli elefanti. Giungiamo al lodge, Nkasa Lupala, una struttura costruita in perfetta armonia con la natura, in un ambiente dove non ci sono barriere, ma libero e’ l’accesso degli animali, cosi’ che a sera raggiungiamo il nostro bungalow scortati. (2 ott) Seduta sul letto e rincantucciata sotto il piumino godo dei colori dell’alba e del trionfo del sole, mentre in lontananza barriscono gli elefanti in questo posto incredibile. Di fronte al lodge scorre il canale Harubando. L’acqua ferruginosa e trasparente e’ costellata di ninfee e le sponde sabbiose sono bordate di cannucce palustri. Sono l’habitat di una miriade di uccelli: la Giacana Africana color ruggine, l’Airone dal dorso scuro, la Cicogna dal becco aperto che si nutre di lumache, la gallinella d’acqua, nonche’ Cormorani, egrette bianche, martin pescatore bianco e nero e il Turaco Grigio. Sugli alberi ad alto fusto volteggiano falchi, gazze averla e l’aquila pescatrice dal petto bianco. Sulle sponde, gruppi di elefanti si allontanano pigramente. Il Nkasa Lupala Park e’ la piu’ estesa area umida della Namibia ed e’ un paradiso per gli animali che vi vivono ed e’ un corridoio per gli elefanti che si spostano dal Botswana all’Angola e allo Zambia. Il parco copre un’estensione di 3700 ha ed e’ formato da isolotte boscose, paludi, marcite e canali; le isole piu’ grandi sono Nkasa e Lupala. Lo si puo’ percorrere solo con il fuoristrada e con la barca. Qui vive l’antilope d’acqua amante delle paludi, nonche’ spring bok, kudu, impala, red bok e facoceri. Negli specchi d’acqua si immerge l’ippopotamo, ovunque gruppi di elefanti e nella laguna i bufali africani. Non mancano i rettili, come il Varano che trotterella sul prato davanti ai nostri occhi. Ha la coda tigrata ed e’ perfettamente mimetizzato con il fango. Si nutre di rane e di uova; ha un sistema uditivo funzionante e la lingua retrattile; per difesa usa la coda come frusta. Ma la presenza piu’ affascinante e’ data dagli elefanti. Quando con la barca raggiungiamo la laguna alimentata dal fiume Linyanti, ci troviamo di fronte a un branco che, in questa zona aperta ai safari da solo un mese, non conosce la presenza umana e che e’ sulle difese, lanciando nell’aria profondi barriti. Poi la calura inizia a diminuire e ci avviamo al tramonto; gli elefanti affondano in acqua la proboscide ed e’ un continuo sopraggiungere cosi’ che sulla riva si forma uno schieramento compatto: cuccioli, femmine e maschi e su tutti troneggia il barrito dei piu’ prepotenti. Chobe ed Victoria Falls (3 ott) Riprendiamo la nostra strada e oltrepassata Katina Mulillo, la citta’ piu’ a est della Namibia, passiamo in Botswana. All’altezza della dogana la strada domina il verde letto del fiume Chobe, dove pascolano mandrie di mucche. Giganteschi baobab ci danno il benvenuto. Il Kube lodge nelle vicinanze di Kasane e’ in splendida posizione sul fiume. Vegetazione tropicale ombreggia i bungalows e facoceri e antilopi girano indisturbati. (4 ott) Il Chobe National Park include il fiume e si estende con il bush lungo le rive sabbiose, regno di cicogne dal becco giallo, spatole, maribu e oche egiziane. Nell’aria fredda del primo mattino ci aggiriamo con il fuoristrada tra i cespugli: giraffe, impala, kudu, sciacalli, manguste e gruppi di elefanti, madri e cuccioli; qualcuno succhia il latte alzando la proboscide. Sono piu’ piccoli dei namibiani, ma hanno zanne lunghe e si distinguono per avere le zampe anteriori rotonde, le posteriori ovali. Su tutti volteggiano le bellissime aquile pescatrici in cerca di prede. In acqua gli ippopotami fanno emergere la grossa testa per respirare. Li vedremo da vicino quando, nel pomeriggio, percorreremo il fiume in barca. L’acqua torbida del fiume nasconde il mondo fantastico degli animali acquatici. Grossi coccodrilli nuotano lenti, mentre i piccoli da poco usciti dalle uova sostano a riva tra le ninfee dove saltella la giacana e si muove la Water Monitor, grossa lucertola dal muso allungato che si nutre di uova, rane e crostacei. Il Chobe si divide in due rami che delimitano l’isola sabbiosa dove pascolano i Red Lechwe, antilope color castagna, che predilige l’acqua e i common waterbok dal cerchio bianco disegnato postriormente. Anche il Babbuino nero vive qui in grandi branchi. Ma gli elefanti sono quelli che ancora una volta sanno darci emozioni. E’ il tramonto. Un grosso elefante ci viene incontro, siluette nera contro il sole rosso, si tuffa in acqua e attraversa lentamente il fiume. Il sole si nasconde all’orizzonte, il cielo e’ minacciosamente viola e le acque si tingono di grigio. Rimaniamo attoniti e estasiati di fronte a tanta bellezza. (5 ott) Ultima tappa: Victoria Falls.Usciamo dal Botswana ed entriamo nello Zimbabwe. La cittadina di Victoria Falls sembra essere costruita per i turisti: negozi, mercato artigianale, alberghi. Le cascate, formate dal fiume Zambesi con un salto che supera i 100m, sono annoverate tra le sette meraviglie naturali del mondo e dichiarate patrimonio dell’Umanita’. Ci colpiscono per la spettacolarta’ e la maestosita’, anche se noi le abbiamo viste in un periodo di siccita’ e non nel pieno della loro portata. Nella gola l’acqua irrompe tuonando, forma gorghi apocalittici e si diperde nell’aria con milioni di minutissime goccioline, una nebbia che ci bagna e che sotto i raggi del sole disegna fantastici arcobaleni. E’ l’ultima sera tutti insieme. Una cena al suono dei tamburi nel tipico locale Boma dove affluiscono centinaia di turisti. Poi il commiato. I saluti sono sempre velati di mestizia, ma questa volta lo sono di piu’. Rolando non e’ stato solo la nostra guida, e’ stato un amico. Vicenza 21 ottobre 2013 Biancamaria Natrella

Sono rientrata da circa un mese da un viaggio in Namibia che mi ha dato profonde emozioni. Abbiamo viaggiato in 4 persone, io, mio marito ed una coppia di amici accompagnati da Samuele, driver e guida: abbiamo percorso oltre 4500 chilometri su strade prevalentemente sterrate o di sabbia, attraversando l’area centro-nord del paese. Il viaggio e’ incominciato nel deserto: prima il Kalahari, al confine con il Botswana, e poi il meraviglioso Namib, il deserto rosso. Nel Namib abbiamo scalato la Duna 45 ed abbiamo raggiunto con una bella passeggiata, in compagnia di un orice solitario, la suggestiva Dead vlei, una spianata bianca tra le dune rosse, con tronchi di acacia secchi, morti. Abbiamo attraversato anche il deserto più incredibile che abbia mai visto: la zona nord del Namib che circonda Swakopmund e Walvis Bay. Con un fuoristrada abbiamo solcato dune infinite fino a raggiungere un punto in cui le dune di sabbia finiscono a precipizio nell’Oceano Atlantico. Da qui siamo scesi a piedi lungo una duna fino alla striscia di spiaggia, dove ci attendeva il fuoristrada. Poi, veloci, siamo tornati indietro prima che l’alta marea sommergesse la spiaggia cancellando la strada. E’ un’emozione incredibile, accompagnata al tramonto del sole che rende, con i suoi luce e colori, il paesaggio circostante ancora più affascinante. Il Red Dunes lodge, nel Kalahari ed il Desert Homestead nel Namib, dove abbiamo alloggiato, sono accoglienti, tranquilli, in posizioni strepitose nella natura. Consiglierei anche il sorvolo del Namib: i colori della distesa di dune toccate dai raggi solari al tramonto sono veramente belli. Circondata dal Deserto c’è la cittadina di Swakopmund, di aspetto tipicamente tedesco e Walvis Bay. La crociera a Walvis Bay ci ha permesso di avvicinare animali marini: pellicani e gabbiani che volavano poco sopra le nostre teste, delfini che guizzavano dall’acqua e colonie di otarie ai bordi della baia. Qualche otaria coraggiosa è salita sulla nostra barca per mangiare!! Abbiamo poi attraversato il Damaraland, una regione arida, circondata da montagne, abitata dai Damara, una delle antiche popolazioni della Namibia: i Damara comunicano tra loro mediante schiocchi della lingua. Abbiamo soggiornato al Twyfelfontein lodge, che si trova in posizione strepitosa sotto le rocce rosse di arenaria: questa zona è tutelata dall’UNESCO perchè sono stati trovati dei graffiti e delle pitture rupestri, antica opera dei boscimani, che raffigurano animali che vivevano in queste terre ed anche le loro impronte. Nell’arido Damaraland abbiamo fatto il primo safari alla ricerca dei rari elefanti del deserto, capaci di restare più giorni senza bere: siamo stati fortunati perchè abbiamo visto un branco di 19 elefanti con tanto di cuccioli. Sulle strade del Nord del Namibia abbiamo incontrato le zebre di montagna, un’altra specie di zebre che si è adattata a vivere in aree montuose. Dopo il Damaraland abbiamo attraversato il Kaokaland, la regione degli Himba, una popolazione di pastori seminomadi che vive in gran parte secondo le loro antiche tradizioni. Nel villaggio Himba che abbiamo visitato c’erano solo donne e bambini perchè gli uomini erano a pascolare gli animali. Gli Himba vivono in capanne di fango e paglia circondate da un recinto di sterpi. Le donne Himba si colorano il corpo e i capelli con un impasto di ocra e grasso che le da’ un caratteristico colorito rossastro e portano acconciature e gioielli diversi a seconda dell’età e della condizione di nubile o coniugata. Bambini sorridenti ci sono corsi incontro: io e Mabel, la mia amica, abbiamo fatto subito amicizia con loro. Ci hanno toccato, hanno voluto vedere i nostri foulards, gli orologi, gli anelli, ci siamo presentati (i loro nomi sono per noi difficili mentre loro riuscivano a ripetere i nostri e li ricordavano) ed abbiamo giocato. Abbiamo saltato, fatto il girotondo, battuto le mani facendo ridere e divertire questi bambini che apprezzano ogni piccolo gesto e si divertono con poco. Nei giorni successivi abbiamo visitato anche un villaggio dei San, i Boscimani: questo villaggio è un museo vivente perchè i Boscimani, cacciati nel nordest della Namibia ed in Botswana, orgogliosi delle loro tradizioni, hanno avuto dal governo della Namibia il permesso di creare questo museo etnografico, utilizzando i proventi per la tutela della loro cultura. I San sono cacciatori ed hanno uno stile di vita da “primitivo”: accendono il fuoco con la pietra, cacciano con arco e frecce, usano delle trappole rudimentali per catturare la selvaggina e si curano con piante medicinali; parlano un linguaggio a schiocco. Sono meno simpatici degli Himba ma hanno una cultura interessante che ti fa riflettere su come fosse la vita di tutti i popoli in tempi preistorici. Poi finalmente il grande parco Etosha. Di animali ne abbiamo visti tanti: zebre, giraffe, springbok, impala, orici, kudu, struzzi, elefanti e tanti uccelli. Abbiamo visto solo 2 leoni e da lontano ma il loro ruggito ha accompagnato il nostro sonno all’ Okaukuejo Camp. Abbiamo avuto la fortuna di vedere i rinoceronti neri, animali mastodontici. I tre giorni di safari sono stati molto interessanti: a differenza dei safari in Tanzania, dove ci sono più animali ed i parchi sono meno estesi dell’Etosha, qui bisogna recarsi alle pozze d’acqua ed attendere l’arrivo degli animali. Il parco è arido, caratterizzato da aree steppose alternate a boschi di acacia e cespugli. Lungo le strade sterrate che lo attraversano si possono incontrare animali che non sempre sono però vicini. E’ consigliato l’alloggio all’interno del parco. Il Dolomite camp è il campo tendato più bello in cui abbia alloggiato: le tende sono posizionate su una collina, sono arredate in modo elegante ed hanno una terrazza con splendida vista sulla savana. Non è recintato e quindi dopo il tramonto ci si sposta con piccole auto elettriche guidate dal personale del camp. L’Okaukuejo Camp è caotico, troppo affollato, ma la scelta delle stanze in posizione privilegiata vicino alla waterhole è ottima: si può sostare per ore ed anche di notte e poi, si avvertono i rumori degli animali che si trovano nelle vicinanze. Mi è piaciuto anche il Namutoni, il vecchio forte tedesco trasformato in struttura turistica che oltre al lodge, a punti di ristoro e negozi ospita un museo con la storia del parco e la storia del colonialismo tedesco in Namibia. Dopo l’Etosha il viaggio volge al termine. L’ultima giornata la trascorriamo al Mount Etjo lodge, un posto fantastico: un’oasi, un giardino sulle rive di un fiume con ippopotami a distanza ravvicinata, antilopi d’acqua e molti uccelli. E’ un ambiente rilassante, dove abbiamo preso il sole al bordo della piscina in mezzo ad un prato verdissimo. Le stanze sono delle suite costituite da: soggiorno, camera da letto ed un enorme bagno con vasca Jacuzzi nella quale io e Sergio abbiamo fatto un bagno ristoratore. Prima del volo per l’Italia abbiamo qualche ora di tempo libero a Windhoek dove abbiamo fatto shopping e visitato il Museo Nazionale, che raccoglie documenti sulla storia del paese ed in particolare sull’indipendenza. Ritorniamo in Italia, ma costante è il ricordo di questo paese che mi ha profondamente colpito per la sua bellezza, per il clima, per le persone gentili e disponibili e per l’atmosfera familiare che ho vissuto in queste 2 settimane. Il ricordo più bello riguarda le Epupa Falls, un’oasi verde comparsa all’improvviso in mezzo al deserto: le palme makalani, i Baobab ,la schiuma della cascata e gli arcobaleni prodotti dall’acqua scorrono davanti ai miei occhi e lo scrosciare dell’acqua delle cascate mi ricorda la notte che ho trascorso in tenda sulle rive del fiume Kunene. Ringrazio Nadia per aver organizzato questo viaggio consentendoci di conoscere in modo accurato e profondo il paese e grazie anche a Samuele per averci insegnato ad amare la Namibia con i suoi animali, i suoi bellissimi paesaggi ma anche le persone che la popolano.

Premessa la mia convinzione, al riguardo dei “Parchi Safari”, considerati da sempre “Zoo Allagati” fino a quando…. “PRONTO, il viaggio un po’ lungo, ma tutto bene, siamo in un posto magnifico…” La conversazione è accompagnata da un goffo suono (che poi scopro provenire da alcuni ippopotami) che, piano piano, si trasforma in musica, innescando una miccia che esplodera’, al rientro di mia sorella quando, assistendo casualmente all’apertura dei bagagli, vengo investita da inebrianti “Profumi d’Africa”!!! Alcuni mesi dopo, con tre miei amici, affetti da anni di mal d’Africa, mi ritrovo in Botswana, nel Caprivi e nel Chobe con la Santa Fortuna di essere affidati ad una guida speciale, di nome Rolando!!! che, con la sua professionalità, pazienza, senso dell’humor, anche quando la nostra macchina ci lascia in panne a 50 km dal lodge d’arrivo ed a 300 km dalla capitale, da dove arriverà, il giorno dopo, l’auto sostitutiva, pronto a soddisfare le richieste più imprevedibili di 4 personaggi “in cerca d’Africa”. E’ inutile descrivere la bellezza e la varietà dei paesaggi, dal deserto del namib e Sossusvlei, con variopinte pennellate illuminate dal sole (erano appena terminate le pioggie, nel mese di aprile, oppure sotto ad una stellata mozzafiato(PROVARE PER CREDERE) e che dire, delle misteriose nebbie della Skeleton Coast e degli animali, nel lunare Etosha Pan!!Non potevamo tralasciare il nord, è bastato poco, a Rolando, per convincerci per una nuova avventura, tra i popoli Himba, ammirare le cascate Epupa evia.. macinando tanti chilometri, mostrarci gli aspetti meno turistici, ma più veri del Hangwena, Rundu, con la sua missione, raggiungere poi il Mudumu Park, il Caprivi e passando le frontiere fino al parco Hwange, in Zimbabwe, con una tappa al Somalisa Camp, un’esperienza unica, tra gli elefanti che si aggirano indisturbati fra le tende, in cerca d’acqua della “piscina nostra” oramai loro, giustamente, abbeveratoi, per finire il viaggi, in tutto relax, al lago Kariba. Un’altro viaggio si è concluso, il 28 ottobre scorso, 2012,all’aeroporto di Victoria Falls, tra furtivi saluti, per mascherare l’emozione di dover abbandonare quei luoghi. Lasciamo Rolando (alias Ronaldo, Orlando, Rolex ecc).. per la seconda volta, col sottinteso compito di proporre una nuova e stimolante meta, per i 3+1, oramai irriducibili “MALATI D’AFRICA”. GRAZIE, Rolando e Nadia, conosciuta solo di sfuggita, per un indimenticabile caffè, nella loro casa, spalancata al nostro arrivo a Windhoek, dopo un “viaggio un po’ lungo, ma……” Alla prossima. Titti