{"id":1546,"date":"2011-08-25T17:04:15","date_gmt":"2011-08-25T17:04:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.namibiamoremio.com\/wp\/?p=1546"},"modified":"2019-12-31T00:38:34","modified_gmt":"2019-12-31T00:38:34","slug":"namibiamoremio-impressioni-di-viaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.namibiamoremio.com\/wp\/namibiamoremio-impressioni-di-viaggio\/","title":{"rendered":"namibiamoremio &#8211; impressioni di viaggio"},"content":{"rendered":"<p>DIC\/GEN 2010\/2011 Il primo passaggio rimarchevole: una veduta mozzafiato su un ampio paesaggio che si apre dinanzi, marrone e grullo, dotato di un \u201cagganciante\u201d aspetto di forza, di indistruttibile mutevolezza, che cambia nelle buche nelle asperita&#8217; ma mai nel suo essenziale respiro marrone e vasto, pare una promessa d\u2019infinito. E invece, nel corso del viaggio scoprir\u00f2 che e&#8217; solo un piccolo assaggio di meravigliose mutevoli vastit\u00e0 che paiono promettere l\u2019infinito \u00e8 un piccolo assaggio neanche troppo succulento, se non fosse che \u00e8 l\u2019inizio \u00e8 perch\u00e8 in Namibia, spazi sconfinati, immense magie della natura, del territorio, della roccia, si materializzano quasi ad ogni tratto di strada. Credo sia lo Spreetshoogte Pass. Scendiamo per una strada ripidissima, che neanche le pi\u00f9 adrenaliniche montagne russe del luna park quand\u2019ero bambina. Per fortuna hanno saggiamente asfaltato i tratti peggiori. Per fortuna l\u2019abilissima autista lavora di freni e marce basse, raccontandomi di come dei tipi non siano riusciti a fare la tal curva, siano usciti di strada e siano morti tutti. Scendiamo nell\u2019immenso. Solitaire. Vecchie auto d\u2019epoca colorate che spuntano dalla sabbia, come una rivisitazione alla Asimov di un cimitero scomposto, con morti che vogliono tornare a vivere. Nel deserto. Pompe di benzina, stazione di servizio, negozio souvenir, bar-tavola calda, il bagno pi\u00f9 pulito che abbia mai incontrato, enormi gruppi di fichi d\u2019india, la pompa per estrarre l\u2019acqua dal suolo, il suo aspetto di piccolo mulino a vento sospeso in aria, di ferro nero, donchisciottesco. Per tornare a vivere, eventualmente, basta mangiare la torta di mele fatta in casa che vendono sul posto. Sossusvlei. Hudia Lodge. Una meraviglia. Sono convinta sia meglio non guardare (via internet per esempio) come sono gli alloggi e godere di quel che viene. Perch\u00e8 poi in vacanza mi \u00e8 pi\u00f9 facile godere della mezza bottiglia piena piuttosto che incazzarmi per la mezza bottiglia vuota; e funziona, \u00e8 veramente meglio cos\u00ec. Oh David, non mi hai mai pi\u00f9 scritto! In dicembre in Namibia \u00e8 piena estate. Ci si alza all\u2019alba per andare a vedere le dune, per evitare il caldo eccessivo. Fra la notte e il non ancora giorno, gi\u00e0 appena fuori dalla stanza, fuori nel deserto fra i deserti pi\u00f9 antichi del mondo, i colori sono qualcosa di eccezionale e indescrivibile. Come poi l\u00e0, ai piedi della duna pi\u00f9 alta. Non importa se un attacco di caccarella mi ha fatto correre al cesso &#8230; \u00e8 stata comunque un\u2019esperienza, che mi ha fatto toccare con mano la capacit\u00e0 del Paese di lasciare il pi\u00f9 intatto possibile l\u2019ambiente senza per questo negare ai suoi umani abitanti (anche transitori) le prime elementari necessit\u00e0, almeno l\u00e0 dove possibile. Un cesso in mezzo a una smisurata distesa di sabbia &#8230; lasciamo stare che il servizio di pulizie \u00e8 per forza di cose carente &#8230; per\u00f2 un cesso in mezzo al deserto, ad un vero deserto, beh, almeno sul momento dell\u2019impellenza, m\u2019\u00e8 parso una cosa straordinaria! Poi mi incammino su per la duna. Arrivo neanche a met\u00e0 e sono gi\u00e0 senza fiato; penso che \u00e8 il fumo, \u00e8 normale, pazienza. Scatto foto per avere la scusa di fermarmi a respirare. In realt\u00e0 in Namibia puoi pure scattare foto a caso, puoi anche fare a meno di guardare nell\u2019obbiettivo: 99 volte su 100 l\u2019immagine verr\u00e0 comunque bella, perch\u00e8 \u00e8 cos\u00ec. E\u2019 la Namibia: pi\u00f9 fotogenica di una modella iperprofessionista. Boccheggio, inizio a sentire il caldo, ma alla fine ce la faccio. Sono sopra, sono su quella cresta rossa che da sotto pare disegnata con un pennino sullo smalto azzurro del cielo; fra il rosso della sabbia e l\u2019azzurro del cielo una linea sottile, precisa, senza sbavature, sinuosa e curvilinea, pare quasi debba condurre in paradiso, e qua su \u00e8 veramente come un paradiso se il paradiso \u00e8 un senso di elevazione e beatitudine, di pace e armonia, di tutto e niente, la sensazione di avere gi\u00e0 tutto e niente da desiderare. Per un attimo \u00e8 cos\u00ec. Emozionanti i cinque chilometri in 4&#215;4 sulla sabbia. Poi due tavole fra gli alberi, stile pic-nic, e frotte di uccellini a disputarsi le briciole dei nostri cracker, vicini che quasi li potevi toccare; finch\u00e8 non \u00e8 arrivato quello grosso bianco e nero e tutti i piccoli a svolazzare via congestionando l\u2019aria di piume impaurite e frementi. La passeggiata. Per fortuna ci siamo alzati all\u2019alba, o saremmo giunti a mettere in atto questa camminata in tempo per colare e liquefarci. La valle della morte, o come la chiamano. Da piccola con mio fratello andavamo alla ricerca di fossili, in un torrente che passa dietro la chiesa del paese, rinvenivamo piccole conchiglie fossilizzate che avevano attraversato le ere. Ma le piante fossilizzate fa uno strano effetto, come gironzolare nella scena di un film in pausa, o forse ancor meglio, come aver fatto un viaggio nella macchina del tempo di Wells ed essere finito in una sorta di preistoria esoterica, la preistoria di un reale alternativo&#8230; il reale delle piante di pietra, nere, granitiche, prossime all\u2019immortalit\u00e0. Verso Swakopmund, i passi vertiginosi \u00e8 molto molto meglio del luna park di Kuiseb e Gaub. L\u2019energia, l\u2019energia di questa terra, che sento vibrarmi dentro, come forza e gioia, come vita e vita, e che sento ovunque in Namibia, soprattutto appena esco dalla citt\u00e0, mi pare quasi di vederla vibrare nelle rocce, mutevoli e ferme come il panta rei di Eraclito. Passiamo anche per il Tropico del Capricorno, come ci informa un pittoresco cartello che pare dire \u201cfotografami\u201d. Mi viene in mente Henry Miller e il suo scrivere ribelle volgare e depresso. Cosa avrebbe scritto di un cartello del genere? Forse preferisco non saperlo. Swakopmund. Si potrebbe scrivere un libro intero su Swakopmund. Per lo meno diversi racconti. E\u2019 molto narrativo come luogo. Intanto il fascino dell\u2019oceano. Si parte, si arriva, si annega, si naufraga, si muore, si ama, si pesca, si allevano ostriche, si fa il barbecue sulla spiaggia&#8230; Forse \u00e8 quell\u2019atmosfera azzurrognola, le nebbioline sfilacciate scaturite dall\u2019incontro della corrente gelida del Benguela con la terra calda della Namibia; oppure l\u2019acqua fredda che ha il colore scuro del dorso di una balena; o forse ancora quel suo essere fra Luderitz e la sua citt\u00e0 fantasma dei diamanti e la Skeleton Coast e la sua costa mortifera di fantasmi navali e relitti, che me la fanno sembrare un\u2019ottima ambientazione per i pi\u00f9 svariati racconti, dagli onirici viaggi di Lovecraft alle paure lucide di Poe ai racconti dei pirati di Stevenson (c\u2019\u00e8 una Skeleton anche ne L\u2019isola del tesoro) a racconti di amori perduti, figli che cercano i padri partiti quando loro erano in fasce, partiti per la caccia grossa, per i diamanti, per le miniere, per altri amori&#8230; Qui la sabbia mangia le case, tende a coprirle, vorrebbe coprirle sempre di pi\u00f9 e ingoiarsele &#8230; non suona come l\u2019inizio di un racconto dell\u2019assurdo? La sera, al Villa Margherita, un\u2019amica mi presenta una coppia di amici. Lui dalla Svizzera lei dalla Spagna, studiosi di non ricordo pi\u00f9 bene cosa, qualcosa di complicato (tipo biologia elettronica, o astrofisica molecolare). Lei con i capelli lisci e morbidi lunghissimi fin sotto il culo e un viso da ragazza intelligente. Lui ha un volto simpatico e aperto, franco e rassicurante. Chiacchierando del loro lavoro, e della Svizzera africana (la Namibia), della vetustit\u00e0 della terra su cui siamo, ad un certo punto l\u2019uomo afferma che fra cinquant\u2019anni l\u2019umanit\u00e0 avr\u00e0 scoperto la macchina del tempo. Resto basita all\u2019idea. Invero a Swakopmund \u00e8 tutto bello, ordinato, pulito, funzionale, i cibi deliziosi, i negozi accoglienti invitanti, le strade e stradine colorate di passanti di tutti i colori, fra l\u2019architettura vittoriana a tinte pastello le piante i fiori tutto, tutto \u00e8 bello e invita a godersela&#8230; magari con un paio di ostriche&#8230; E poi il paesaggio lunare della Skeleton Coast, mentre andiamo verso nord, partendo una mattina grigia, d\u2019un grigio argentato che pare anch\u2019esso lunare. Chilometri e chilometri di luna in terra. Solo l\u2019oceano, l\u00e0 di fianco, poco alla volta ha perso il suo colore scuro da dorso di balena ed \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 azzurro, di un azzurro che fa male agli occhi. Il paesaggio cambia impercettibilmente, senza perdere l\u2019aspetto surreale di un satellite intrappolato nel sogno di uno scrittore di fantascienza. Quindi Tora Bay, un luogo sinistro, un\u2019aria apocalittica da ultimo avamposto prima della fine del mondo. Una sensazione strana a Tora Bay, come se qualcosa di fondamentale finisse l\u00e0, si arenasse fra le due casupole di cemento e l\u2019ammucchiamento di tende. Tende di pescatori che, fra lenza e acqua fredda, fra sabbia lunare e nebbia argento, consumano le loro vacanze qui, in questo luogo strano ed estremo; estremo in un modo tutto suo, parco ed essenziale. La pompa della benzina \u00e8 dentro una delle casupole di cemento, e mentre mi chiedo se non sia pericoloso, penso ai marosi e alle tempeste, alle frustate di sabbia che s\u2019infiltrano ovunque e corrodono. L\u2019oceano. Misterioso, prepotente, mormorante. Ce lo lasciamo alle spalle. Ci addentriamo. Andiamo verso il Damaraland, il paesaggio pi\u00f9 incantevole del mondo. Inevitabilmente mi fa pensare alle fate e ai folletti, credo per via della magia che mi pare abbia la Bellezza da queste parti. La Bellezza. Mentre sfilano lungo i bordi della strada, occasionali come fiori, rudimentali banchetti di legni fortuiti che per pochi spiccioli vendono pietre semipreziose e grezze &#8230; alcune di esse in particolare, in certe zone della Namibia si trovano ad ogni pi\u00e8 sospinto. Iniziano a vedersi animali qua e l\u00e0, springbook e oryx, uccelli giganti e tarantelle. Sulla terra porpora d\u2019un colore che vien quasi voglia di mangiarla, spuntano sempre pi\u00f9 frequenti i ciuffi un po\u2019 punk dell\u2019euphorbia damarana, velenosissima eppure digerita da kudu e rinoceronti. Opuwo la terra degli Himba. La notte dell\u2019ultimo dell\u2019anno \u00e8 una notte come un\u2019altra, a Opuwo, che in lingua locale vuol<\/p>\n<p>dire \u201cla fine\u201d. La fine di cosa? Non certo del Paese, che pi\u00f9 a nord prosegue fino alle Epupa Falls. La fine del mondo nemmeno: questo posto non ha nulla a che vedere con Tora Bay e la sua ambigua aria di frontiera del nulla. La fine degli Himba? Non direi. Direi che per ora stanno convivendo (o imparando a convivere con noi turisti?) molto pi\u00f9 che soccombere. Direi la fine della vita. Qui verrei a contare gli ultimi giorni, a morire in pace, morire in un posto cos\u00ec non mi dispiacerebbe. E nemmeno viverci, credo. Potrei fumare quello che fumano gli Himba &#8230; ho fatto un tiro quando siamo andati a fare la visita,un piccolo tiro da quella piccola pipa gialla che si passavano; non parliamo nessuna lingua in comune, c\u2019era la cosiddetta guida locale, ma volevo provare ad arrangiarmi da sola e la vecchia signora himba ha capito al volo e mi ha passato subito la pipa, ho fatto un tiro minuscolo ma l\u2019ho sentito, dritto in testa, piacevole&#8230; Ho chiesto alla guida: \u00e8 un tabacco che si coltivano. Bene. Oppure&#8230; beh ci vivrei bene. Anche come himba, credo. Pensare a molte meno cose (mangiare, bere, la capanna, le stagioni, il fuoco sacro, l\u2019ocra sulla pelle) e contemplare, fumare&#8230; Interagiscono &#8230; come \u00e8 giusto che sia, sono esseri umani e lo capiscono, d\u2019istinto, senza nemmeno aver studiato Aristotele. Sarebbe ipocrita pensare di poterli mettere in una campana di vetro nella quale i nostri germi comportamentali non possano intaccarli; sarebbe ipocrita, anacronistico e impossibile. La crescita, per tutti, si ha nel dialogo e nell\u2019arricchimento reciproco &#8230; almeno, cos\u00ec dovrebbe essere. E\u2019 stata un\u2019esperienza significativa. Oh, se fossimo tutti un po\u2019 pi\u00f9 himba&#8230;! Hobatere. Hobatere Lodge and\u00f2 a fuoco uno o due giorni dopo la nostra dipartita dallo stesso. Per ora non sembrano avere intenzione di ricostruirlo. Ne approfitto per omettere &#8230; quella verdeggiante parentesi di relax, mentre leggevo Berlin Alexanderplatz nella dependance sospesa sopra la zona ristorante, tutto il verde davanti a me, e vivevo il bizzarro contrasto tra il freddo-angoscia dell\u2019inverno berlinese e il caldo-meraviglia dell\u2019estate namibiana. Soprattutto tralasciare il sorriso di un ragazzo, quella sera, che ora mi fa sentire un po\u2019 sola. Etosha Park. La stagione delle piogge inizia in anticipo. Grandi amassi nuvolosi color indaco e violetta nel cielo comunque azzurro. Le nuvole della Namibia appaiono di una consistenza particolare, difficile da spiegare, come godessero di un surplus di pixel, o di un surplus di uno e zeri se fossero in un computer, che le fa sembrare pi\u00f9 turgide e sceniche del normale \u00e8 come fossero delle ipernuvole nell\u2019iperteatro del cielo. Nel parco \u00e8 emozionante \u201cguadare\u201d con la jeep strade che sembrano fiumi in miniatura, imprevisti, mentre ai lati compaiono distese liquide che indovini dovevano essere un misto di bush e terreno grullo. Distese d\u2019acqua inconsuete e benvenute, in una terra dove l\u2019acqua vale pi\u00f9 dei diamanti. Le pozzanghere, piccole o immense, riflettono ci\u00f2 che le circonda e le sovrasta, in un gioco di moltiplicazione dei paesaggi e dei colori stravolgente e incantato. Mentre, con tale profusione d\u2019acqua, le pozze che di solito richiamano gli animali a bere sono pressoch\u00e8 deserte, le pozzanghere sulle strade ci regalano a volte emozionanti immagini ravvicinate di bestie che si abbeverano, quasi incuranti di noi, che del resto ce ne stiamo zitti a guardare (le foto certo) e non vogliamo in alcun modo disturbarli. Cos\u00ec una iena, un\u2019enorme giraffa, un camaleonte, un gruppo di leoni, giovani, un paio di maschi e tre o quattro femmine. I maschi indolenti si sdraiano nell\u2019erba; le femmine invece adocchiano degli oryx l\u00e0 in fondo e iniziano l\u2019avvicinamento, sinuose lucide cacciatrici. Il secondo giorno, dalle parti di Andoni, vediamo nella macchia a una cinquantina di metri dalla strada due giraffe, un maschio e una femmina, vicine vicine, impegnate in una serie complessa di movimenti con il collo, entrambe a curvare, abbassare, avvitare quella lunga appendice in sintonia col compagno, a volte colpendo con la testa il petto o il dorso dell\u2019altro (si sente il rumore del colpo), in un\u2019affascinante danza bicefala piena di grazia, mentre i loro fianchi i loro corpi si strusciano appiccicati, ovviamente in piedi, giganti maestosi. Invero si stanno facendo un sacco di coccole, \u00e8 il loro petting, per cos\u00ec dire; fra un tot di ore, forse verso sera, quando il sole morir\u00e0 di rosso all\u2019orizzonte, forse proprio allora faranno l\u2019amore. L\u2019Etosha Park \u00e8 l\u2019eden degli animali. Ne vediamo tanti che non posso elencarli tutti. Mi resta il sogno d\u2019intravvedere un leopardo, nascosto fra i rami di un albero. Ma il leopardo \u00e8 un animale molto schivo, defilato e solitario \u00e8 uno molto per i cazzi suoi &#8230; forse per questo mi piace tanto. L\u2019Etosha Park \u00e8 anche la distesa candida e grigia del Pan. Il Pan, quel suo sembrare quasi una chimera, un sogno bianco d\u2019infinito dispiegato in un vasto niente grigio-albino. O forse il Pan \u00e8 un cuore, il cuore stesso del parco. Infine. Dobbiamo prendere una strada diversa, un po\u2019 pi\u00f9 lunga, perch\u00e8 quella programmata \u00e8 impercorribile a causa degli allagamenti. Le due buone guide tuttavia non fanno una piega e durante il tragitto superano senza difficolt\u00e0 ulteriori allagamenti. Poco prima di giungere a destinazione, salviamo un furgoncino della Volkswagen in panne nell\u2019acqua. Quando la famiglia scende dal mezzo, vedo le due ragazzine e&#8230; le avevo notate, loro due fra centinaia di passeggeri, a Francoforte mentre aspettavo che venisse l\u2019ora (molto tarda) dell\u2019imbarco (problemi di neve), ci eravamo scambiate persino un sorriso, pur non sapendo ancora che saremmo finite sullo stesso aereo. Poi le avevo riviste all\u2019arrivo a Hosea Kutako. Queste strane coincidenze della vita &#8230; hanno un significato? Infine la rilassatezza lussuosa e molto efficiente del Mount Etjo Lodge e il loro safari ricco di animali. Questa era l\u2019ultima tappa. La voglia di un nuovo viaggio in Namibia, ancora pi\u00f9 ricco &#8230; \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DIC\/GEN 2010\/2011 Il primo passaggio rimarchevole: una veduta mozzafiato su un ampio paesaggio che si apre dinanzi, marrone e grullo, dotato di un \u201cagganciante\u201d aspetto di forza, di indistruttibile mutevolezza, che cambia nelle buche nelle asperita&#8217; ma mai nel suo essenziale respiro marrone e vasto, pare una promessa d\u2019infinito. E invece, nel corso del viaggio<\/p>\n<div class=\"padding-top text-center\"><a href=\"https:\/\/www.namibiamoremio.com\/wp\/namibiamoremio-impressioni-di-viaggio\/\" class=\"atbtn atbtn--medium atbtn--rounded atbtn--transparent\">Continua<i class=\"atbtn__icon atbtn__icon--right fa fa-long-arrow-right\"><\/i><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[61],"tags":[],"class_list":["post-1546","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-racconti-di-viaggio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.namibiamoremio.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1546","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.namibiamoremio.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.namibiamoremio.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.namibiamoremio.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.namibiamoremio.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1546"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.namibiamoremio.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1546\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1547,"href":"https:\/\/www.namibiamoremio.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1546\/revisions\/1547"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.namibiamoremio.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1546"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.namibiamoremio.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1546"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.namibiamoremio.com\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1546"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}